ocean waters deep meditation swami veda bharati yoga practice himalayan tradition

­La Meditazione crea il tempo per sé stessa • Swami Veda Bharati

1024 576 Himalayan Yoga Institute
La Meditazione crea il tempo per sé stessa

­

Per rispondere all’affermazione che si sente frequentemente “Non ho tempo per la meditazione” dico, per prima cosa, che la Meditazione crea il tempo per sé stessa: penetra la fortezza del tempo per creare una nuova temporalità. In secondo luogo, la Meditazione facilita e accelera i compiti che fino a poco prima sembravano difficili e come una battaglia in salita che richiede tempo. La Meditazione crea il tempo per sé stessa.

Cos’è il tempo? Il tempo non è il movimento delle lancette dell’orologio. È uno stato della mente, una consapevolezza, e la nostra consapevolezza del tempo dipende interamente dalla nostra visione della vita e dalla nostra visione dell’universo. Crescendo, la nostra concezione del tempo si modifica. Il tempo, così lungo per un bambino, come da Natale a Natale, è molto breve per un adulto. Quel tempo, che sembra durare cinque ore quando attendiamo per cinque minuti alla fermata dell’autobus, si trasforma. Quando siamo impegnati per cinque ore in un’attività altamente piacevole restiamo stupiti, perché è come se fossero appena trascorsi cinque minuti.

Gli esseri più elevati, la cui consapevolezza non è legata al corpo umano, alle limitazioni umane, vedono il tempo da una prospettiva completamente diversa. La Meditazione crea tempo per sé stessa. Lo fa aumentando il livello di energia, in modo che sia necessario meno tempo per dormire. Purifica le emozioni, in modo che sia necessario meno tempo per sognare, sognare ad occhi aperti e fantasticare. Fantasticare include la lettura di storie o la visione di film. Ciò non vuol dire che si debba smettere di leggere storie adesso, in questo esatto momento! La Meditazione cambierà le vostre propensioni. Avrete bisogno di meno sfoghi emozionali. La Meditazione crea tempo per sé stessa purificando le vostre emozioni, così che meno tempo sia speso in quel dialogo interiore arrabbiato, rancoroso, depresso, autocommiserativo che ognuno di noi porta avanti.

La Meditazione crea tempo per sé stessa sospendendo il senso del movimento da cui dipende il tempo. L’esistenza del tempo dipende interamente dal senso del movimento nello spazio. Facciamo esperienza dello spazio solo perché ci muoviamo in esso od osserviamo gli oggetti che si muovono in esso. Nella Meditazione si manifesta la totale immobilità. Quando ciò avviene, la nostra relazione con lo spazio cambia. E cambiando la nostra relazione con lo spazio, si sospende il bisogno di movimento del corpo. Quando cambia il bisogno di movimento del corpo, il tempo si ferma.

Poniamola in questi termini, : la mente vive il tempo come un movimento del pensiero. Parlo e trascorrono quindici secondi di silenzio dalla mia ultima parola. Nel frattempo, la mente di chi mi ascolta ha proseguito con una catena di pensieri creata da un’osservazione istantanea, come “Cosa sta facendo quest’uomo? Perché non parla? Perché si è interrotto? Cosa dirà? Dirà qualcos’altro?” Poi la mente inverte il processo, guarda sé stessa e dice, “Ho pensato così tanti pensieri in questo lasso di tempo; deve essere trascorso molto tempo. Cosa è accaduto fuori dal corpo in tutto questo tempo?”

Quando la mente non si porta più dietro una catena di pensieri variabili, i minuti e i secondi si fermano.

Andando oltre, la mente entra in una stanza di silenzio. Cos’è questa stanza di silenzio che si dice accada nella meditazione, la cui porta talvolta sfioriamo quando siamo in meditazione? Questa stanza di silenzio è la stanza della trascendenza. L’intero universo al di fuori di noi, compresi i nostri corpi, compresi gli oggetti che forniscono pensieri alla mente – tutti quei fattori ed entità nell’universo sono, per così dire, triangolari. I tre lati di questi triangoli sono il tempo, lo spazio e la causalità. Ciò che trascende questi triangoli di tempo, spazio e causalità è questa stanza: la stanza del silenzio.

Dove il tempo si ferma, cessa la nostra relazione con lo spazio limitato e, perciò, la causalità, il karma, le serie di cause ed effetti nelle quali siamo costantemente coinvolti, giungono anch’essi all’immobilità. Pertanto, nella meditazione, con l’evolversi della nostra meditazione, non si farà esperienza del tempo come un movimento da un punto “X” a un punto “Y” nello spazio mentale. Nella meditazione profonda, il tempo si ferma. Potreste dire, “Se è così, allora cosa accade a tutti gli appuntamenti che ho preso nel tempo esteriore? Se il tempo interiore si interrompe, cosa ne è di tutte le mie responsabilità? Resterei lì semplicemente a sedere completamente inconsapevole di tutte le mie responsabilità esteriori, degli impegni d’amore, e delle altre questioni importanti?”

Amico mio, quando si toccano le regioni senza tempo, l’Atemporale inizia a occuparsi delle tue faccende. A questo livello, credere a una tale affermazione richiede un significativo sforzo di fede. Ma i santi che hanno iniziato il loro viaggio verso la santità, sono partiti dallo spesso punto in cui io e voi ci stiamo preoccupando, angustiati dalla vita quotidiana e dalle questioni ordinarie.

Cosa accadrà?”, “Come andrà?”, “Il sole sorgerà domani?”. “Ci sarà la luna il prossimo mese?”. “Crescerà il raccolto?”. “Ci sarà pane nella dispensa?”, “Avrò delle scarpe ai piedi?”, “I miei piedi saranno protetti da due pezzi di pelle per affrontare l’inverno?”, “Mio figlio sarà accudito?”, “Mio marito sarà servito?”, “Mia moglie sarà felice?”. Tutte queste domande sorgono fin tanto che abbiamo una relazione con il tempo, lo spazio e la causalità.

E qui arriviamo alla seconda affermazione: la Meditazione facilita e accelera i compiti che fino a poco prima sembravano difficili come una battaglia in salita che richiede tempo. Quando si impara a meditare, le cose vengono da sé con molto meno sforzo. Se però, ci si siede in meditazione con il pensiero “Panditji1 afferma che le cose andranno lisce con un minor sforzo, perciò meditiamo per quindici minuti”, ciò non accadrà. Non si può contrattare con Dio. Non si possono firmare contratti con Dio. Non si può dire “Dio, siediti e firma sulla linea tratteggiata.”; “Quanto tempo devo meditare prima che tu inizi ad occuparti delle mie faccende?”; “Se non firmi sulla linea tratteggiata, se non mostri un segnale, allora non ci crederò, allora non mediterò.” Questo processo non funzionerà, perchè si stanno imponendo tempo, spazio e causalità al Trascendente.

Nel libro “La mia vita con i maestri Himalayani”, Swami Rama racconta un episodio che riguarda un matrimonio a casa di un uomo di nome Gopinath, nella città di Kanpur. Bisogna sapere che in India i matrimoni sono una faccenda estremamente elaborata. Si tengono a casa della sposa. Lo sposo vi arriva accompagnato da un grande gruppo di parenti e amici, in sella a un cavallo, con le bande che suonano e viene accolto come un ospite reale. Tutti sono nutriti ed accuditi e vengono offerti molti gioielli d’oro. Dunque, questo Gopinath aveva la chiave della cassaforte in cui erano custoditi i gioielli. Poco prima del matrimonio esce da casa per una commissione dell’ultimo minuto e mentre è per strada ode il canto dei kirtan. Kirtan è il ritrovo di alcune persone che cantano insieme il nome di Dio. Voi la chiamate recitazione.

Gopinath si ferma per un momento, ascolta, viene assorbito, si siede – pensando “Ora vado” – e si unisce al canto. Seduto lì, cantando con gli altri, viene completamente assorbito, completamente estasiato nel nome di Dio, che ama, dimenticandosi delle proprie commissioni. Il tempo trascorre. Non sa quanto ne sia passato. Quando il kirtan si conclude, l’estasi di Gopinath si interrompe, resta scioccato da questa beatitudine e vede l’ora: sono le 22:00. La festa nuziale deve essere iniziata. Il matrimonio deve essere già stato celebrato! Ma come è potuto accadere quando tutti i gioielli della sposa si trovano nella cassaforte di cui solo lui ha la chiave? Corre a casa come impazzito. Tutti se ne sono andati.

Chiede alla moglie e ai parenti “Cosa è accaduto?”

Tutti lo guardano stupiti: “Cosa è accaduto? Non sai cosa è accaduto?”

Beh no. Sono andato a fare questa piccola commissione e sono rimasto rapito nell’ascoltare i canti del nome del Signore, mi sono seduto e non sapevo quanto tempo fosse passato. E adesso sono qui.”

Tutti gli rispondono: “Sei sempre stato qui tutto il tempo. Sei arrivato. Non ti ricordi di aver aperto la cassaforte, aver distribuito i gioielli, di aver offerto cibo, esserti accomiatato dagli sposi e di aver svolto tutti i tuoi compiti come uomo di casa?”

Chi, io? Non io,” insiste “Non mi trovavo qui, ero seduto a cantare. Ero in estasi, il tempo è trascorso. I canti sono terminati io mi sono risvegliato dall’estasi e mi sono precipitato a casa”.

No, no, no. Tu eri qui.” Gli rispondono gli altri. “Hai portato a termine tutti i compiti che ti spettavano. Cosa ti è successo?”

Chi era quest’altro uomo che è venuto qui al mio posto? Come è potuto succedere?” Si chiede.

Ci sono molte, molte storie di eventi analoghi accaduti ai santi e ai puri dell’India, storie su come Dio si sia occupato delle faccende di coloro che lo hanno amato veramente e ne sono stati rapiti.

In misura minore, anche i nostri compiti possono diventare più facili e meno dispendiosi in termini di tempo. I processi decisionali diventano più brevi perchè la mente è più chiara. Non è più annebbiata da intelletto ed emozioni – ragnatele che avviluppano le funzioni della mente. Il risultato che deriva dall’imboccare la scorciatoia attraverso emozioni e intelletto è tale che la risposta balena davanti agli occhi.

Fino a quando la risposta non si palesa, non si potrà prendere una decisione. Nella meditazione, comunque, non si combatterà, non ci se ne cruccerà. Lascerete che le cose accadano. Godrete dell’estasi. Godrete della vostra meditazione. E da qualche luogo, improvvisamente, giunge un comando silenzioso, in un sussurro: “Fai questo”. Ed è chiaro. Sembra giusto. Si sente che è giusto: la vostra decisione è presa. Il tempo che si sarebbe impiegato in quello sforzo (decisionale) non è più necessario perchè la mente è rischiarata. La vostra Buddhi e i processi dell’intelletto sono purificati. Non sono più annebbiati dalle confusioni emozionali nelle quali viviamo costantemente, chiamandole il nostro amore o i nostri problemi.

In questo universo esiste un principio onnipervasivo, chiamato Mente Inconscia. È chiamata così dagli yogi, non perché la mente è inconscia, ma perché non siamo consci della vastità della mente universale. Attraverso questa mente universale scorrono le correnti e controcorrenti della vita, del karma, del tempo, dello spazio, della causalità. In questa vasta distesa della mente le nostre menti individuali sono come piccoli punti focali. Nella vasta storia dell’universo, le nostre vite individuali costituiscono piccoli episodi.

Le correnti e le controcorrenti della vita, del flusso dell’universo, attraversano e si incrociano in questi piccoli punti focali chiamati menti individuali. Quando viviamo una vita rivolta unicamente al mondo visibile agli occhi e udibile dalle orecchie, la mente non è in sintonia con la vastità del suo stesso essere.

Quando entriamo nello stato di meditazione, la vera meditazione – non quella “meditazione” che è una battaglia, un combattimento, un litigio con un insegnante, una discussione con la moglie o il marito – quando entriamo in quella meditazione – un’immobilità della mente, quella stanza del silenzio – allora la mente si trasforma. Quando la mente si trasforma, è in sintonia con le correnti e le controcorrenti del flusso dell’universo che si incrociano in questi punti focali che siamo noi individui, piccoli episodi nella storia dell’universo.

Nella storia dell’universo molti, molti eventi sono connessi a luoghi e tempi lontani. Ciò che accade qui è in qualche modo connesso a ciò che sta accadendo in questo stesso tempo a una persona in Inghilterra o in Australia, a qualcuno che non abbiamo mai incontrato, di cui non conosciamo il nome, della cui esistenza siamo ignari, ma il cui amico ci passa accanto, incrocia il nostro cammino, in un qualche momento, mentre visitiamo Los Angeles o New York o Beijing tra dieci anni. Gli eventi che lo faranno accadere stanno prendendo forma adesso senza che noi lo sappiamo e fanno parte dell’intero flusso dell’universo.

Noi piccole creature ci preoccupiamo, preoccupiamo e preoccupiamo e attraverso quella preoccupazione e quella depressione facciamo del nostro meglio per interrompere lo scorrere libero di quel flusso attraverso i punti focali delle nostre menti, per impedire che quelle cose belle ci accadano. Chiedendoci “Cosa accadrà? Cosa accadrà?” impediamo che ci accadano le cose giuste. In questo modo, riempiamo le nostre menti di ragnatele. Quando la mente si modifica nella meditazione, si lega a quel flusso, diventa consapevole di quelle correnti e controcorrenti e quegli eventi lontani accelerano, accadono più rapidamente.

Il messaggio viene comunicato senza telefono, per così dire. La mente è collegata e ispirata a fare qualcosa grazie alla quale le cose giuste iniziano a fluire verso di voi. Volete che qualcuno incroci il vostro cammino? Il giorno seguente lo farà. La chiamiamo coincidenza. Nella vita di uno yogi tali coincidenze sono all’ordine del giorno. Accadono semplicemente, Quando accadono una, due o tre volte, anch’egli le chiamerà coincidenze. Ma quando iniziano ad accadere senza sforzo, di continuo, ogni giorno, egli dice “Al diavolo lo sforzo, mediterò e lascerò che queste cose capitino e si prendano cura di me.” E lo fanno!

Ma ricordate, la meditazione non è il sentiero per i pigri, né per i deboli, né per qualcuno che chiude semplicemente gli occhi, combatte tutte le battaglie emozionali e dice “Io sono in meditazione, ma le cose non vanno come dovrebbero, perchè?”. No, non è questo il tipo di meditazione di cui parlo. La vera meditazione, partendo dal presupposto della purezza emozionale in cui avete superato le vostre insicurezze, quella meditazione vi guida e vi assicura successo in tutte le vostre imprese senza consumare molto del vostro tempo e della vostra energia. Se si vuole trovare tempo per la meditazione così che successivamente la meditazione possa trovare tempo, creare tempo per sé, si deve iniziare a lavorare sulla purificazione emozionale.

Le emozioni dolorose sono il segnale di un blocco nel progresso spirituale. Liberatevene. Non sopprimetele: liberatevene. Sostituitele con emozioni felici. Le vostre menti diventeranno più chiare e la meditazione diventerà un piacere, una gioia. Solo quando la meditazione diventa un piacere, solo quando diventa una gioia, quando semplicemente si ama sedersi e goderne, allora la meditazione si prolunga nel tempo e si prende cura di sé. Voi prendetevi cura solo della purificazione delle vostre emozioni. La meditazione si prenderà cura di sé, troverà tempo per sé e inizierà a darvi il tempo per tutto ciò che avete desiderato, ma non siete riusciti a fare.


Articolo scritto da Swami Veda Bharati prima del suo Saṃnyāsa, quando era ancora conosciuto come Pandit Usharbud Arya.